Le notizie salienti sulla Cannabis Light, dalla Legge 242/2016 al nuovo emendamento

I principali fatti sulla marijuana light dal 2017 a oggi



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La cannabis light, in vendita sia nei negozi fisici che online, ad esempio sul sito www.etnacanapa.it, è un prodotto che ha riscosso un enorme successo fin dal suo lancio sul mercato. Nello specifico, si parla di marijuana light per definire in due parole i fiori, sottoposti ad essiccazione, di Cannabis Sativa L. depotenziata. Questo prodotto presenta percentuali di THC inferiori al limite imposto dalla legge (0,2%, con quantità tollerate fino allo 0,5%) e, di conseguenza, non è considerabile una droga. Solo i prodotti che superano queste percentuali rientrano nelle categorie proibite dalla legge sugli stupefacenti (DPR 309/90). A causa della quasi totale assenza di THC e dell’elevata percentuale di CBD (il cannabinoide non psicotropo che tiene a bada gli effetti del THC), la cannabis light non altera la psiche umana. Si tratta quindi di un’erba completamente diversa dalla marijuana venduta dai cosiddetti “pusher”. Nonostante ciò, l’erba light è stata negli ultimi mesi oggetto di tante diatribe: c’è chi la considera un prodotto da bandire dal mercato e chi invece ne vorrebbe ufficializzare il commercio. Per esplicare al meglio la situazione della marijuana light in Italia dobbiamo prima di tutto partire dalla legge sulla coltivazione della canapa. L’approvazione della Legge 242/2016 sulla Cannabis Sativa L. Il 2017 ha visto l’approvazione della Legge 242/2016, che regolamenta la coltivazione e gli utilizzi della canapa con THC fino allo 0,5%. Il testo parla della possibilità di coltivare e di lavorare la cannabis light, ma non menziona il commercio di questo prodotto. Si tratta di un vuoto normativo, in quanto la legge dice che dalla canapa depotenziata è possibile ottenere prodotti e materiali destinati a fini differenti. E alcuni di questi implicano il commercio diretto o il passaggio dalla coltura alla filiera industriale (che prevede naturalmente dei costi). Qualche esempio? Il florovivaismo, gli alimenti, i cosmetici, le forniture alle industrie e alle attività artigianali e tanto altro ancora. Tale imprecisione ha provocato numerosi fraintendimenti e idee contrastanti, ma fino alla prima metà del 2019 le sentenze sulla cannabis light sembravano non condannarla. Sentenza della Corte di Cassazione riguardo il commercio della Cannabis Light Nel 2018 diverse sentenze della Corte di Cassazione riguardo i sequestri e il commercio della marijuana light sembravano remare a favore di questo prodotto. La più significativa è quella del 29 novembre 2018, depositata il 31 gennaio 2019, la Cassazione dichiara legittima la vendita al dettaglio della cosiddetta cannabis light proveniente da coltivazioni approvate dalla legge n. 242/2016 e, dunque, con quantità di THC inferiori alla soglia dello 0,6%. Nel testo troviamo anche la seguente dichiarazione: “l’art. 4, comma 7 dispone che al di sotto dello 0,6% di THC la coltivazione della canapa deve ritenersi conforme alla legge: è quindi lo 0,6% il limite al di sotto del quale la sostanza non è considerata come produttiva di effetti stupefacenti giuridicamente rilevanti”. Nonostante ciò, l’ex Ministro dell’Interno Salvini ha dato il via, quando era ancora in carica, a una crociata contro la marijuana light. La crociata di Salvini contro la cannabis legale Durante i suoi comizi, Matteo Salvini si è espresso numerose volte contro il commercio della cannabis light, dichiarando spesso che l’Italia non dovrebbe essere uno “Stato spacciatore”. La sua posizione è sfociata nella pubblicazione di una Circolare (a maggio 2019) che sanciva come improprio il commercio di cannabis depotenziata, sia infiorescenze che derivati. Sulla Circolare si legge inoltre che il potenziale consumo personale di marijuana light porterebbe a conseguenze significative dal punto di vista psicotropo e stupefacente. Quest’ultima affermazione non corrisponde a realtà, in quanto la cannabis light non è assimilata alle droghe dichiarate dalla legge sugli stupefacenti proprio per via delle quasi nulle percentuali di THC. In seguito all’emissione della Circolare del Viminale sono stati chiusi diversi negozi dedicati alla vendita di marijuana light e sequestrate numerose piantagioni. Anche le sentenze della Cassazione hanno cambiato rotta, dichiarando legittimi i sequestri di prodotti a base di CBD. Il nuovo governo, però, ha una visione completamente diversa da quella di Salvini. L’emendamento M5S approvato in Commissione di Bilancio e la successiva bocciatura in Senato Il Movimento 5 Stelle, e in primis il senatore Matteo Mantero, ha stilato un emendamento sulla cannabis light al fine di completare la legge 242/2016 e ufficializzare il commercio della marijuana depotenziata. Tale emendamento, approvato il 12 dicembre 2019 in Commissione di Bilancio, avrebbe formalizzato il commercio di ogni parte della cannabis light (con THC fino allo 0,5%), compresi i fiori, la resina e le foglie. È stato però ritenuto inammissibile dalla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, la quale ha bocciato la proposta in data 16 dicembre 2019. Nonostante la bocciatura in Senato, il M5S ci riprova: a breve un nuovo emendamento per ufficializzare la vendita della marijuana light. Il momento sembra propizio, soprattutto perché una nuova sentenza della Cassazione ha dichiarato che la coltivazione (a livello domestico) di uno scarso numero di piante di cannabis non è reato.


(www.newsbiella.it)


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